Uscito su Dimensione Agricoltura – Luglio / Agosto 2017

Il frumento è la coltivazione più importante del pianeta (con una superficie superiore a 220 milioni di ettari coltivati) e fornisce il 20% delle calorie necessarie alla vita di 4,5 miliardi di persone. Le previsioni di crescita della popolazione mondiale stimano una cifra intorno ai 9 miliardi nel 2050 e la domanda di grano dovrebbe aumentare del 60%.

L’importanza del frumento nell’alimentazione umana viene da un processo evolutivo di circa 10.000 anni. Per questo riveste un’importanza fondamentale il lavoro di un team internazionale di ricercatori che ha ricostruito per la prima volta la sequenza del genoma del farro selvatico (Triticum turgidum ssp. dicoccoides), progenitore del nostro frumento.

La ricerca è stata pubblicata a luglio sulla rivista Science, ed è stata guidata dall’Università di Tel Aviv, insieme a diverse decine di ricercatori provenienti da istituzioni di tutto il mondo. L’Italia ha contribuito a questo risultato con il Centro di Ricerca Genomica e Bioinformatica del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), il CNR e l’Università di Bologna.

Dal farro selvatico sono stati selezionati quasi tutti i frumenti coltivati, tra cui il grano duro ed il grano tenero utilizzati per produrre, rispettivamente, pasta e pane. Quello realizzato si tratta del primo sequenziamento ad alta risoluzione per il frumento, con un livello qualitativo mai raggiunto in precedenza, che consente una lettura molto dettagliata, nonostante il genoma del farro selvatico sia circa il triplo di quello umano.

La decodifica rappresenta un contributo fondamentale per lo studio dei caratteri genetici utili per il miglioramento dei frumenti coltivati (in relazione alla resistenza agli stress, in particolare la siccità) e per la ricostruzione della storia evolutiva del frumento nella fase antecedente la nascita dell’agricoltura. La disponibilità del genoma del farro selvatico ed il confronto con il patrimonio genetico dei frumenti coltivati ha infatti consentito di identificare i geni responsabili dell’addomesticamento.

«Ora possiamo capire meglio come l’uomo ha trasformato questa pianta selvatica in un grano duro moderno ad alto rendimento» ha detto Luigi Cattivelli, direttore del Centro di Ricerca CREA di Genomica e Bioinformatica e coordinatore del Consorzio Internazionale di Sequenziamento del frumento duro. (Alfio Tondelli)