Sono le 7:20 di martedì 12 giugno 2012. Sto lavorando al computer e tengo, come spesso, Facebook e Twitter a farmi compagnia, come fossero una versione moderna della vecchia telescrivente Ansa.

Mi appare una nota di Vasco Rossi, la leggo e se na va un altro pezzo della mia “preistorica” adolescenza. Con un testo chiaro e duro, in risposta ad una intervista al Corriere della Sera (?), il “rocker passato ai social networks” licenzia (definitivamente?) “il bellissimo, abbronzatissimo” Maurizio Solieri.

Cosa ve ne frega a voi di Solieri e della mia lontanissima adolescenza? Niente, lo immagino. Forse qualcuno sentirà la stessa inutile, piccola fitta, veloce come un battito di ciglia, ma poco importa: tutto torna compre prima, si torna a lavorare e Facebook e Twitter scorrono via quel testo, letto velocemente con la curiosità dei miei sedici anni