Io lo sento il brusio. Me lo immagino nei bar, al circolino durante la briscola, sulle panchine all’ombra, dal benzinaio, negli uffici dove i dipendenti competono sempre di più tra loro (dimenticando che uniti si è più forti). Arriva chiaro il brusio, sempre più forte.

“Però, dite quello che volete, ma intanto ha avuto ragione lui. Hai visto? Ora li pigliano e li portano in Spagna. Alla fine hai visto?”

Laureati e con la quinta elementare, quadri e apprendisti, disoccupati, pensionati e artigiani. Tutti a scambiarsi commenti, senza nessuna voglia di approfondire, di informarsi: lettori di titoli di giornali al tavolino, durante la colazione.

E quelle stanze chiuse (che in tanti anni si sono chiamate sezioni, unità di base, circoli). Quelle stanze dei partiti dove entrava qualcuno anche sbraitando, o chiedendo informazioni, o facendo polemica. Dove altri avevano voglia di spiegare. “Guarda, aspetta, parliamo: ci sono i trattati internazionali; le regole di soccorso, ci sono luoghi deputati dove far valere i diritti degli Stati e dei cittadini. Ci sono guerre, fame, povertà, crisi secolari dovute anche al nostro (sì, anche nostro) passato coloniale. Ci sono disperati, ci sono speranze, sogni, bambini, voglia di riscatto, di trovare serenità e salvezza. Ci sono migrazioni che non si fermeranno mai, fino a quando le crisi non verranno risolte dalla Politica…”.

A me quelle stanze chiuse, di tutti quei partiti, fanno tanta tristezza.

E anche io ne sono un po’ responsabile.